
Leggendo il titolo dell’articolo, posso immaginare il punto interrogativo scolpito sulle vostre facce… State tranquilli, non terrò una lezione sul bon ton femminile. No. E’ semplicemente il titolo del disco , il secondo di quest’anno, registrato da pochissimo.
Immaginate i primissimi giorni di settembre, lontani da questa pioggia ormai autunnale, un accogliente studio di registrazione immerso nel verde di Bricherasio, alle porte della magica Valle Pesio, un team di musicisti supersonici, tra i migliori jazzisti italiani, creativamente motivati e tanta voglia di raccontarsi in musica. Un’ atmosfera rilassata, in alcuni momenti quasi goliardica, unita però ad una professionalità impeccabile, parecchia esperienza e precisione. Ecco, in questo “mood” è nata La donna perfetta, un album che contiene nove brani, sei dei quali di mia composizione, gli altri tre sono omaggi a tre grandi artisti che amo da sempre: Joni Mitchell, Rickie Lee Jones e Charles Mingus. Un mix di gran classe: al suo interno si intersecano e si fondono Jazz, Blues, Canzone d’autore, Pop. Come piace a me.
Ho composto le sei canzoni quest’estate, alcune in vacanza al mare, le altre al pianoforte a casa, come spesso mi accade ( magari potessi comporre in in giro per il mondo! ). E mi sono lasciata ispirare da un libro, che mi ha catturata e mi ha indotta a riflessioni ed immagini, poi trasferite in musica. Si intitola Donne che comprano fiori di Vanessa Monfort, un’autrice spagnola, di Madrid, un interessante viaggio nel mondo al femminile di oggi, tra fragilità, aspettative e punti di forza, un femminile, permettetemi, catapultato e distorto da una società pretenziosa e performante, che impone standard troppo elevati di perfezione. Ma vi siete mai domandate, care donne, sorelle e amiche, quanto siamo state influenzate sin da piccole dal modello di donna che ci impone la società attuale? Noi dovremmo essere bellissime, sempre, eternamente giovani e magre, intelligenti e capaci, indipendenti, imprenditrici di noi stesse, libere, indipendenti, allo stesso tempo, regine del focolare, accondiscendenti, pazienti, madri modello. Fatemi capire. Ma nemmeno nell’antico Olimpo esisteva una dea che racchiudesse in sé tutte queste caratteristiche! Afrodite era bella e sensuale, la femme fatale, ma non brillava certo per essere un’ottima madre! Artemide era vergine e scappava libera per i boschi, per evitare di incontrare esseri di sesso opposto e non incappare in gravidanze indesiderate, con figli a carico. Atena era un’amazzone, la dea dell’intelletto e della guerra, ma non aveva né tempo né desiderio di invischiarsi in relazioni d’amore. Era, la moglie di Zeus, regina dell’Olimpo, pagava ogni giorno il suo ruolo di moglie di un leader e di madre degli dei: puniva continuamente qualunque donna intralciasse la sua relazione con il marito ed era costantemente gelosa. Che bel divertimento… E poi c’era la dimessa Vesta, angelo del focolare e porto sicuro di ogni maschio incapace di gestirsi la vita da solo. Qualcosa non mi torna, perdonatemi… Senza dilungarmi ulteriormente sulla storia della mitologia greco romana, che mi affascina da quando sono piccina, credo che dovremmo ridimensionarci un pochino, fare un bel respiro, e imparare ad amarci per quello che siamo, innamorarci dei nostri difetti, che ci rendono uniche e irripetibili, buttare nel cestino della spazzatura questo modello un po’ troppo severo e serioso, imparare a prenderci meno sul serio e fare del nostro meglio per essere felici. Ecco, questo è il bel messaggio che la Monfort lascia trapelare raccontando di un gruppo di fanciulle cresciutelle che si incontrano ogni giorno, per un’estate intera, nel negozio di fiori di Olimpia, la più grande di tutte, la più saggia e libera, colei che guiderà ciascuna di esse alla migliore realizzazione di se stesse.
Ho fatto mio questo pensiero, che condivido pienamente da sempre, e l’ho raccontato attraverso la musica. Così in Tangeri canto di una donna che attraverso un catartico viaggio da sola in barca, si redime da un passato scomodo, con uomo che, proteggendola, in realtà l’ha manipolata senza permetterle di vivere pienamente la sua interiorità, la sua femminilità, la sua vita. Il brano comincia in cinque quarti, per poi fluire in un bluesy molto morbido, dove il pianoforte di Fabio Gorlier descrive meravigliosamente il movimento delle onde in tempesta su cui si muove la barca, in una situazione di instabilità, forte emotività e rabbia della protagonista della canzone. E che assolo intenso Fabio!
Galatea è la confessione di una bella femme fatale, una rubacuori delusa dall’amore, un “pessimo affare”. La lezione di Karol King e di certa musica d’autore americana degli anni Settanta si fa spazio. Sono cresciuta ascoltando Karol King. Cantavo alcuni suoi brani giovanissima il martedì sera, in un piccolo ma vivace locale del cuneese… Con orgoglio posso raccontarvi che Galatea è il brano preferito da Riccardo Fioravanti, immenso musicista e grande amico, che mi ha fatto un regalo preziosissimo: suonare in questo disco. E si è pure divertito!
Bye bye è un divertente shuffle bluesy dove racconto la delusione di una fanciulla che viene ahime’ rifiutata dal proprio compagno, troppo stanco… Il mal di testa serale è divenuto prerogativa maschile? Ahhhh! Molte sisters annuiscono. C’è qualcosa che non va…
La donna perfetta è un brano provocatorio e sarcastico. Un bel rock blues sensuale e cattivello allo stesso tempo, proprio come l’intenzione del testo. L’ho fatto ascoltare ai musicisti direttamente in studio. Non ero sicura di volerlo incidere. L’avevo inizialmente accantonato. Sono stati Fabio, Riccardo e Paolo Franciscone ad incoraggiarmi a lavorarci. E avevano ragione. Sono evidentemente uomini illuminati… E questo lo scrivo strizzando l’occhio.
E poi e poi… i tre omaggi… Che musica meravigliosa! Chuck’s in Love di Rickie Lee Jones. Ve la ricordate? In questo lavoro è diventata una ballad dolcissima e molto soul, arricchita dalla tromba magistrale di Stefano Cocon. Una canzone magnifica che racconta la magia di un’amicizia trasformatasi in qualcosa di più, almeno per lui. Lei non mi pare molto convinta, anzi è piuttosto incredula…
La mia iniziazione come cantante professionista è avvenuta ormai parecchi anni fa sulle note di un brano di Joni Mitchell, lei la regina delle cantautrici. E’ stato molto emozionante affrontare un brano come Song for Sharon, una sorta di chiacchierata confidenziale con l’amica d’infanzia, Sharon appunto, all’interno della quale la cantante dichiara apertamente e, prima di tutto a se stessa, di aver scelto la libertà. “Sharon, tu hai un marito, una famiglia, una fattoria e canti per i tuoi amici, io possiedo la mela della tentazione e un serpente di diamanti intorno al braccio”. Riascoltandola, sono molto felice di averla incisa e cantata in questo modo. Spero l’apprezzerete anche voi.
Scoprii Self portrait in tree colors di Mingus parecchi anni fa quando frequentavo il conservatorio. Credo si trattasse del 2007, non ricordo bene. E’ un sorprendente brano strumentale, dalla classe infinita, che mi entrò immediatamente dentro. Così decisi di scrivere un testo in italiano su quella affascinante melodia. Lo portai all’esame di canto. Fu molto apprezzato dalla commissione. Inutile dirvi che i “ragazzi” qui lo hanno suonato in maniera pazzesca. Ho ancora i brividi.
I wish I loved you less… Eh, questo sì che è un titolo che la dice lunga. Preferirei amarti di meno, anzi sarebbe meglio smettere proprio di farlo. Ho raccontato il mal d’amore su sonorità soul- cool jazz che ricordano vagamente Sade, ma anche Marvin Gaye, artisti che ho letteralmente divorato… Che bel groove Paolo! Grazie…
E infine un brano brevissimo, registrato in duo con Fabio, gli ultimi minuti in studio, tutto d’un fiato. Nostalgico e sognante. Sud.
Vi ho raccontato qualcosa di ogni canzone e spero in qualche modo di avervi incuriositi. Questo è il disco che uscirà in doppio vinile insieme a Bruoltreluna. Una bella scommessa, una grande soddisfazione per me. Un grazie immenso va ad Alberto Macerata, che ha seguito tutta la parte tecnica. E’ lui il magico fonico che mi seguì già in Elemento H2O. Grazie grazie Albi! E ancora un infinito grazie a Fabio Gorlier, Riccardo Fioravanti, Paolo Franciscone e Stefano Cocon per aver appoggiato il mio progetto e per aver reso possibile tutto ciò che mi frullava per la testa…

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